FAQ su BioMetaTest® e test di intolleranze alimentari
Introduzione
In questa pagina trovi le risposte alle domande più frequenti sui BioMetaTest® Daphne Lab, sui test di intolleranze alimentari, sulle intolleranze nutrizionali e sulle modalità di esecuzione, interpretazione e controllo dei risultati.
La ricerca delle intolleranze alimentari e delle intolleranze nutrizionali viene eseguita con la metodica dei BioMetaTest®. Con un brevetto unico a livello mondiale, i laboratori Daphne Lab da più di 15 anni hanno sviluppato un sistema di indagine in biospettrofotometria di campioni di tessuto umano e veterinario, finalizzato all’analisi delle percentuali complesse delle cosiddette intolleranze alimentari biofisiche, chiamate anche intolleranze nutrizionali.
Per approfondire puoi consultare anche le pagine dedicate alle
intolleranze alimentari, al BioMetaTest di Intolleranze Alimentari, ai BioMetaTest Daphne Lab e alla metodica del BioMetaTest.
Sommario
- Intolleranze alimentari e intolleranze nutrizionali
- BioMetaTest®, metodica e attendibilità
- Campione, modulo 62 e modalità di esecuzione
- Bambini, test Junior e casi particolari
- Risultati, valori e interpretazione
- Alimenti, varianti e casi specifici
- Thema, pannelli e approfondimenti tecnici
- Contatti, Daphne Point, costi e pagamenti
- Controlli successivi e ripetizione del test
Intolleranze alimentari e intolleranze nutrizionali
Che differenza c’è tra intolleranza ed allergia?
L’allergia è una patologia che coinvolge il sistema immunitario e può essere indagata con esami specifici come il RAST test, il Pric test, i test di provocazione, i test delle immunoglobuline, il Cito test e tutte quelle categorie di test che prendono in considerazione le linee biologiche e funzionali di una reazione immunitaria ad un alimento.
L’intolleranza alimentare, invece, si basa su metodiche che indagano le reazioni del sistema metabolico. Tra questi test rientrano il Vegatest, la bioenergetica di Voll, il test chinesiologico e il BioMetaTest®.
Cos’è l’intolleranza nutrizionale?
L’intolleranza nutrizionale è una categoria separata della classe delle intolleranze e si basa sulle specifiche organolettiche dei cibi, in riferimento a come il cibo, entrando nel metabolismo, intervenga nel meccanismo bioenergetico del soggetto.
Per questo motivo possono esistere casi che sembrano paradossali: ad esempio essere intolleranti alla mandorla ma non al liquore di mandorla, oppure essere intolleranti al lievito ma non al pane di segale contenente lievito.
In questi casi vengono osservate le singole proprietà di un alimento complesso nel suo insieme globale, e non a livello molecolare come avverrebbe in un test delle allergie.
Sono diabetico, perché nel test non sono esclusi gli zuccheri?
Diabete e intolleranza nutrizionale sono condizioni differenti. Il diabete è una patologia, mentre l’intolleranza nutrizionale viene considerata un disturbo momentaneo.
Si potrebbe anche essere celiaci e risultare tolleranti alla farina nel BioMetaTest®, perché le intolleranze nutrizionali sono differenti dalle intolleranze molecolari, come ad esempio celiachia, intolleranza al lattosio, favismo e condizioni simili.
Perché si chiamano Biointolleranze?
La medicina ufficiale riconosce il termine di intolleranze alimentari per indicare difetti metabolici genetici come il favismo, il morbo celiaco, l’intolleranza al lattosio per mancanza di lattasi, ecc. I sistemi più moderni dovuti all’introduzione della bioelettronica tedesca non sono ancora catalogati allo stesso modo.
Daphne Lab, per distinguere i propri BioMetaTest di Intolleranze Alimentari da altre tipologie di intolleranze già codificate dalla medicina ufficiale, ha coniato il termine Biointolleranze, oggi chiamato anche intolleranza nutrizionale.
Le Biointolleranze sono quindi differenti da allergie, malattie immunitarie, intolleranze genetiche, ipersensibilità alimentari e altre condizioni simili. Secondo la metodica Daphne Lab, le intolleranze nutrizionali, o biointolleranze, vengono misurate attraverso la tecnologia dei laboratori Daphne Lab. Altre tecnologie misurano caratteristiche e modalità di espressione diverse di un’allergia o di un’intolleranza, ma non quella nutrizionale.
Ho effettuato un test allergologico agli alimenti e sono risultato allergico ai pomodori ed agli agrumi, mentre dal test Daphne ciò non si riscontra. Perché?
Il BioMetaTest® Daphne è un test di natura bioenergetica e misura l’indice percentuale delle biointolleranze nutrizionali, non le allergie.
Test differenti possono dare risultati differenti. È come eseguire una radiografia, una TAC e una risonanza sullo stesso punto: alcune evidenze potranno essere comuni, mentre altre potranno comparire in un esame e non in un altro.
Ogni test rappresenta un punto di vista diverso: possono quindi essere necessarie più tipologie di test per evidenziare se il soggetto è intollerante, allergico e/o carente di enzimi digestivi. Esistono molti test di intolleranza e molti test allergologici; eseguirli tutti può portare a risultati discordanti, non necessariamente perché non siano efficaci, ma perché bisogna scegliere il test più adatto al sintomo e all’obiettivo da raggiungere.
Il medico saprà riconoscere la differenza tra intolleranze, allergie e carenze enzimatiche; per questo consigliamo sempre di rivolgersi al proprio medico o ad un esperto in materia.
Perché si può essere intollerante ad un alimento e non ad un composto che contiene quell’elemento?
Ad esempio, si può risultare intolleranti al basilico ma non al pesto genovese fatto con basilico.
Questa condizione prende il nome di paradosso da sinergia. Tutto dipende da un fenomeno chimico-fisico molto comune in medicina: la sinergia. È possibile risultare intolleranti al lievito ma non al pane integrale che lo contiene, semplicemente perché la farina integrale può abbassare la componente di intolleranza del lievito.
Per lo stesso motivo si può risultare intolleranti allo zucchero ma non a certi biscotti che lo contengono. La questione dipende dalle biofrequenze sinergiche dei composti: una biofrequenza può attenuarsi se è in sinergia con altri elementi, quindi una frequenza intollerante può non esserlo in presenza di altre frequenze sinergiche, così come potrebbe anche aumentare e generare il fenomeno contrario.
Per questo motivo è necessario parlare di intolleranze nutrizionali e non solo di intolleranze alimentari, perché le intolleranze nutrizionali comprendono e gestiscono anche il fenomeno della sinergia.
BioMetaTest®, metodica e attendibilità
È un esame clinico, medico, diagnostico?
No. Il BioMetaTest® non è un esame clinico, medico o diagnostico.
L’esame si basa su un test del DNA?
No, la metodica utilizzata è in biospettrofotometria e non ha nulla a che vedere con il test del DNA.
Perché il nome Daphne?
Il nome Daphne racchiude un doppio significato: da un lato razionale, logico, matematico e tecnologico; dall’altro mitologico, simbolico, fantasioso e fiabesco. Così come il doppio è presente in ogni forma di vita, allo stesso modo Daphne esprime questa doppia valenza, tipica anche del caduceo della medicina.
Valenza mitologica: Daphne era una bellissima ninfa che viveva felice tra i boschi dell’Olimpo.
Un giorno Apollo, fiero di aver ucciso il mostruoso serpente Pitone, incontrò Eros e si burlò di lui perché non aveva mai compiuto azioni degne di gloria. Il dio dell’amore, profondamente ferito dalle parole di Apollo, prese due frecce: una con la punta d’oro e una con la punta di piombo. Scagliò quella con la punta d’oro nel cuore di Apollo e quella con la punta di piombo nel cuore della ninfa Daphne.
Apollo si innamorò perdutamente di Daphne, mentre lei, avendo ricevuto l’influsso del piombo, non voleva sapere nulla del suo corteggiamento. Daphne fuggì e fu inseguita da Apollo per mesi, fino a quando, esausta, invocò Gea, sua protettrice, chiedendole di liberarla da quel tormento. La Madre delle ninfe trasformò Daphne in un albero di alloro.
Apollo cercò disperatamente di abbracciare l’albero e di ritrovare la sua amata Daphne, che ormai esisteva solo sotto forma di pianta. Da allora Apollo proclamò che l’alloro dovesse diventare simbolo di Vittoria e Onore, da posare sul capo come onorificenza. In seguito venne usato anche come simbolo di saggezza sul capo di poeti e filosofi.
Valenza tecnologica: Daphne nasconde anche un’anima tecnologica, essendo la sigla della tecnologia per l’analisi del BioMetaTest®: Device Amplitude Phase Health Natural Eubiology.
Si tratta di un’apparecchiatura di nuova generazione che utilizza onde di frequenza a 4 dimensioni con amplificazione del segnale biologico a metasostanza, tutto in biospettrofotometria. Secondo Daphne Lab, è un sistema brevettato, unico al mondo, basato su brevetti e software in grado di elaborare più di 50.000 calcoli e testare 3.500 elementi al secondo.
Qual è la differenza tra EAV, Vega ed il sistema Daphne dei BioMetaTest?
Esistono molti sistemi per rilevare le intolleranze alimentari. Alcuni si basano su segnali deboli e psicologici, come il Vega o l’EAV, oppure su sistemi inconsci come la kinesiologia.
Il sistema Daphne dei BioMetaTest®, invece, viene presentato come un sistema stabile, basato su un modello matematico e su un sistema di indagine in biospettrofotometria, con elaborazione genebionica in algoritmo genetico.
Il sistema di analisi e il programma delle codifiche di segnale permettono ai laboratori Daphne Lab di rilevare segnali molto deboli che, secondo la metodica Daphne, potrebbero sfuggire ad altri sistemi di indagine.
Il sistema a tecnologia Palladium della Daphne Lab viene definito di terza generazione. Secondo quanto riportato da Daphne Lab, ha ricevuto una relazione di attendibilità dall’ASL con il 94% di affidabilità ed è conforme alle norme internazionali di Qualità ISO 9001.
Per approfondire puoi consultare anche la pagina dedicata alla metodica del BioMetaTest.
Cos’è un test di terza generazione?
La prima generazione dei test di intolleranza fu inaugurata da Arthur Coca, con un test eseguito in modo soggettivo attraverso l’auscultazione del battito del polso. Alla prima generazione appartengono tutti i test di natura kinesiologica che osservano forza muscolare, polso, iride, ecc.
Il test di seconda generazione è quello in cui venne introdotta una macchina tra il soggetto e l’operatore. Questo ridusse notevolmente il grado di errore dei risultati, ma il sistema restava ancora esposto alle variazioni di sensibilità sia del paziente sia del medico.
Il test di terza generazione non prevede più variabili come l’operatore o il soggetto che possano influenzare il sistema di analisi. Prevede invece una macchina che analizza un tessuto biologico attenendosi a modelli matematici molto rigidi.
Secondo Daphne Lab, la tecnologia Palladium dei laboratori Daphne Lab ha ricevuto, da uno studio di attendibilità e ripetibilità dei dati, il 94% di ripetibilità da Enti di ricerca della Sanità italiana, ASL e AIAS, ed è conforme agli standard di Qualità ISO 9001 in ambito EA38 sanitari.
Esiste differenza tra test eseguiti sul sangue e quelli eseguiti sui capelli e sul tampone salivare?
Anche il BioMetaTest® dei laboratori Daphne Lab può essere eseguito sul sangue. Tuttavia, spesso questo campione non viene richiesto perché è difficile da spedire, se non tramite corrieri speciali e autorizzati, con costi molto elevati.
Un test sul sangue, se di natura citologica o allergologica, è un test di tipo allergologico e verifica la risposta del sistema immunitario.
Il BioMetaTest® Daphne Lab è invece in biospettrofotometria e verifica le biointolleranze o altri campi di disturbo enzimatici, chimici o organici.
Il capello, a differenza del sangue, conserva la storia dell’alimentazione dell’individuo e non solo la fotografia del momento.
Come posso conoscere la versione del mio BioMetaTest?
La versione del BioMetaTest® è indicata con la dicitura “Vers. xxx”, segnalata in fondo alla pagina del test o alla fine del documento.
Per sapere se il tuo test è aggiornato all’ultima versione, puoi contattare Daphne Lab attraverso la pagina contatti.
Posso vedere un esempio del BioMetaTest prima di farlo?
Sì. Gli esempi dei BioMetaTest® sono visionabili e sfogliabili nella pagina dedicata ai BioMetaTest Daphne Lab.
Campione, modulo 62 e modalità di esecuzione
È importante indicare tutti i dati nel modulo 62?
Sì, è importante indicare tutti i dati con chiarezza e sincerità, perché informazioni incomplete o non corrette potrebbero falsare il risultato del BioMetaTest®.
Sono disponibili istruzioni specifiche per la compilazione del modulo 62. Puoi consultarle qui:
istruzioni per la compilazione del modulo 62.
Il campione deve essere trattato in modo specifico?
Per il BioMetaTest® si possono utilizzare capelli, peli oppure anche un tampone salivare.
Sono disponibili istruzioni specifiche per il prelievo del campione. Puoi visualizzarle qui:
istruzioni per il prelievo.
Occorre qualche preparazione particolare prima di eseguire l’esame?
No, non occorre nessuna preparazione particolare. Non è necessario stare a digiuno né assumere farmaci specifici prima dell’esame.
È opportuno che il soggetto sia accompagnato da qualcuno o può recarsi da solo per eseguire l’esame?
Non è necessario essere accompagnati. Il soggetto può anche recarsi da solo per eseguire l’esame e tornare a casa autonomamente.
L’esame è doloroso, provoca disagi specifici?
No, l’esame non è doloroso e non provoca disagi specifici.
Vi sono rischi immediati per il prelievo del campione?
No. Per il prelievo è sufficiente tagliare una piccola ciocca di capelli o peli.
Alcuni operatori possono prelevare anche una piccola quantità di cellule dalla bocca tramite tampone salivare, senza provocare fastidi particolari.
Quanto dura il prelievo e la domanda di richiesta dell’esame?
Il prelievo del campione e la compilazione della richiesta richiedono pochi minuti.
In quanto tempo avrò la risposta?
Dopo l’arrivo del campione al laboratorio logistico, la risposta viene generalmente elaborata in circa cinque giorni lavorativi.
È possibile mantenere l’anonimato, omettere il cognome, utilizzare un nome inventato o utilizzare un codice identificativo al posto di nome e cognome?
La società è conforme alle regole sulla privacy. Per mantenere l’anonimato dei clienti è possibile adottare il sistema della pseudonimizzazione: sul test può quindi comparire un nome di fantasia, un codice alfanumerico oppure solo il nome.
In questi casi è previsto che il cliente invii copia del proprio documento di identità in corso di validità, apponga sul modulo 62 la firma autografa nei tre campi presenti sul retro e indichi sul modulo il nome o il codice da utilizzare sul test.
Bambini, test Junior e casi particolari
È un esame che possono fare tutti o ha delle controindicazioni?
Il BioMetaTest® può essere eseguito anche da bambini, anziani, cani e gatti, senza particolari problemi.
Daphne Lab preferisce però escludere le donne in gravidanza, perché il laboratorio non si assume responsabilità nel fornire diete o protocolli a donne in stato interessante.
Possono farlo anche bambini? Da che età?
Sì, il test può essere eseguito da zero anni in poi. Esiste infatti una classe specifica di test chiamata test Junior.
In genere, se il neonato è allattato, il test viene eseguito sul bambino, ma il protocollo sarà seguito dalla mamma. È sempre consigliato procedere dietro indicazione del medico o del pediatra.
È possibile effettuare il test anche su bambini molto piccoli?
Sì, è possibile effettuare il test anche su bambini appena nati e in allattamento. Il test viene eseguito sul bambino o sulla bambina, mentre la dieta da intolleranze nutrizionali dovrà essere seguita dalla mamma fino alla fine dell’allattamento.
Se il piccolo o la piccola si trova nella fase dello svezzamento, dovrà evitare gli omogeneizzati che contengono prodotti risultati intolleranti. Nel frattempo, la madre dovrà continuare a seguire la dieta fino alla fine dell’allattamento e assumere comunque fermenti lattici.
Il mio bambino è grandicello e mangia con noi a tavola: posso fargli fare il test di intolleranze per adulti?
Sì, è possibile. Tuttavia consigliamo sempre di visualizzare gli esempi prima di richiedere il test, così da scegliere il percorso più adatto.
Puoi consultare gli esempi nella pagina dedicata ai BioMetaTest Daphne Lab.
Devo avere un medico che mi segue?
Sì, è consigliabile farsi seguire da un professionista che possa valutare se il BioMetaTest® sia adatto al caso specifico e se il protocollo possa essere applicato correttamente alla fisiologia del soggetto.
Risultati, valori e interpretazione
Come si interpreta il test?
Il BioMetaTest® va interpretato dagli esperti Daphne Lab, in modo da poter programmare insieme il piano alimentare e valutare le modalità più corrette, anche in base alle problematiche individuali.
Daphne Lab dispone di esperti che possono elaborare un piano alimentare personalizzato, un protocollo benessere su misura o una semplice interpretazione personalizzata del test.
Per informazioni sui costi e sulle modalità di interpretazione puoi contattare Daphne Lab attraverso la pagina contatti.
Cosa sono tutti quei valori e lettere nel Thema 400-Thema 01?
I valori e le lettere presenti nel Thema 400-Thema 01 rappresentano proteine, zuccheri, grassi, colesterolo, fibre, kilocalorie, indice glicemico degli alimenti e percentuale di intolleranza.
Tutti questi valori sono segnalati sul lato della prima pagina del test e servono a fornire una lettura più completa delle informazioni nutrizionali e funzionali riportate nel BioMetaTest®.
Soglia personale test di intolleranze nutrizionali
La soglia personale è un valore percentuale assegnato ad ogni paziente dal software geno-bionico brevettato Daphne Lab, sulla base dell’onda ricavata dall’analisi bio-spettrofotometrica del campione biologico e delle informazioni dato-metriche, come peso, altezza, patologie, condizioni, profili, ecc.
Tutti gli alimenti con un valore maggiore della soglia personale risultano nutrizionalmente intolleranti e vengono riportati in rosso.
Questi alimenti dovranno essere eliminati per un periodo di 60 o 90 giorni. Dopo questo periodo potranno essere reintrodotti gradualmente, iniziando da quello meno intollerante, secondo un programma di svezzamento. In alternativa, sarà possibile ripetere il BioMetaTest® dopo circa 60 o 90 giorni.
Perché il nuovo test della Daphne Lab riporta dei valori percentuali di intolleranze negative?
Le percentuali negative rappresentano gli alimenti meno intolleranti e che, funzionalmente, risultano addirittura migliorativi per l’organismo.
Per qualsiasi esigenza di interpretazione puoi scrivere a Daphne Lab, contattare il tuo Daphne Point oppure utilizzare la pagina contatti.
Perché alcuni alimenti sono contrassegnati da un asterisco o da un cancelletto?
Gli alimenti contrassegnati da * sono quelli considerati troppo acidificanti: possono alterare il terreno biologico e rallentare il metabolismo.
Gli alimenti contrassegnati da #, invece, contrastano l’acidità dei tessuti e regolano meglio il metabolismo.
Per questo motivo si preferisce mangiare gli alimenti contrassegnati con il #.
Ho capito che i cibi segnalati in rosso nel Thema 400/01 di intolleranze nutrizionali sono quelli da evitare per 60 giorni, ma quelli in nero posso mangiarli sempre e quando voglio in qualunque quantità?
No. Anche se un alimento non risulta intollerante, non significa che possa essere consumato sempre, in qualunque quantità e senza alcun criterio.
Ad esempio, se non si è intolleranti alle carote, non si può decidere di mangiarne quattro chili al giorno solo perché risultano tollerate.
Il fenomeno della tollerabilità, così come quello dell’intolleranza, dipende anche da quantità, frequenza, combinazione degli alimenti, stagionalità e altri fattori individuali.
Per questo motivo è necessario farsi seguire da un professionista, scegliendo una figura preparata nella gestione dei BioMetaTest di intolleranze nutrizionali.
Alimenti, varianti e casi specifici
Risulto intollerante all’olio di cocco: posso comunque utilizzarlo sulla pelle e sui capelli?
Un’intolleranza nutrizionale riguarda l’assunzione per via orale e la digestione di un alimento.
L’uso esterno dell’olio di cocco, ad esempio come cosmetico sulla pelle o sui capelli, di solito non comporta gli stessi problemi, perché non coinvolge l’apparato digerente.
Tuttavia, ogni persona può avere sensibilità cutanee diverse. Se compaiono arrossamenti, prurito o fastidi, è meglio sospendere l’applicazione.
Per maggiore sicurezza, si può fare una prova su una piccola zona della pelle prima di utilizzarlo regolarmente.
Sono intollerante al bulgur a grana fine ma non a quello a grana grossa: è sempre lo stesso cereale, cosa significa?
Le intolleranze nutrizionali di tipo biofunzionale non sempre seguono una logica lineare.
Lo stesso alimento può dare reazioni diverse a seconda della forma, della lavorazione o del metodo di consumo. Per esempio, un cereale a grana fine può risultare più reattivo rispetto a quello a grana grossa.
Quindi non è necessariamente una contraddizione: significa che l’organismo può reagire in modo diverso a seconda della forma e del trattamento dell’alimento.
L’indicazione pratica è attenersi ai risultati del test, osservare le reazioni e scegliere le varianti o sottovarianti che non danno fastidio, evitando quelle che risultano reattive.
Sono intollerante al tonno in salamoia ma non a quello sott’olio: non è sempre tonno?
Anche in questo caso vale lo stesso principio: le intolleranze nutrizionali biofunzionali possono variare in base alla lavorazione, alla conservazione e alla modalità di consumo dell’alimento.
Il tonno in salamoia e il tonno sott’olio, pur partendo dallo stesso alimento, hanno caratteristiche differenti per composizione, trattamento e conservazione.
Lo stesso può accadere con altri alimenti: un prodotto tostato può avere caratteristiche diverse rispetto a un derivato come il burro; formaggi e latticini, pur provenendo dallo stesso animale, subiscono processi che modificano la composizione e quindi la risposta del corpo; l’avena in chicco può dare un risultato diverso rispetto ai fiocchi.
Per questo motivo è importante attenersi alle indicazioni specifiche riportate nel BioMetaTest® e non generalizzare automaticamente da una variante all’altra.
Che cosa significa “cereali aggregati”?
I cereali aggregati non sono una specie vegetale particolare, ma una categoria nutrizionale che indica un insieme di cereali lavorati e combinati tra loro.
Questa categoria raccoglie vari cereali sottoposti a trasformazioni industriali, come fiocchi, cereali soffiati, miscele o farine lavorate.
Non si tratta quindi di un singolo cereale, come grano, riso o mais, ma di un insieme eterogeneo di prodotti derivati dai cereali, spesso destinati alla colazione o ad altri consumi rapidi.
Risulto intollerante alla salvia e all’alloro freschi: posso utilizzarli comunque in aromaterapia?
Le intolleranze nutrizionali si riferiscono all’ingestione e alla digestione di un alimento.
L’uso in aromaterapia, quindi per inalazione o applicazione esterna in oli essenziali, non coinvolge l’apparato digerente nello stesso modo.
Tuttavia, gli oli essenziali di salvia e alloro sono molto concentrati e possono risultare irritanti o sensibilizzanti sulla pelle o sulle vie respiratorie.
È quindi consigliabile fare attenzione: evitare l’uso diretto se si sono già avute reazioni e, se si desidera provarli, usarli solo in diluizione e testando prima una piccola quantità.
In caso di dubbi o reazioni, è meglio sospendere e orientarsi su essenze alternative.
Perché dal test risulta che posso bere il caffè preparato con la moka, non intollerante, e non il caffè espresso da bar, intollerante?
Il caffè preparato con la moka e il caffè espresso da bar sono due prodotti con proprietà organolettiche differenti.
Il caffè moka domestico, preparato con la macchinetta tipo moka, è ottenuto attraverso un’ebollizione lenta dal basso verso l’alto.
Questa procedura estrae aromi, sapori e qualità differenti rispetto al caffè espresso da bar, che viene ottenuto a forte temperatura e in rapida caduta dall’alto verso il basso.
Per questo motivo, all’interno della logica del BioMetaTest®, le due preparazioni possono dare risultati diversi.
Che differenza c’è fra “Broccoletti di rape”, “Cime di rape” e “Friarielli napoletani”?
I Broccoletti di rape, o cime di rape, fanno parte della pianta botanica Brassica rapa sylvestris o Brassica rapa ruvo.
Con questo termine si intende l’infiorescenza verde del “fiore” di rapa, in particolare quella ruvo, tipica della Puglia.
I Broccoletti di rape sono infiorescenze verdi commestibili ad uso culinario perché più dolci, mentre quelle sylvestris sono più amare e spesso vengono usate anche per indicare i cosiddetti Friarielli napoletani.
A livello culinario, per i Friarielli napoletani vengono utilizzate soprattutto le foglie più amare e non tanto le cime delle infiorescenze. Esistono inoltre cultivar specifiche della Campania.
Anche se botanicamente possono appartenere alla stessa pianta, si tratta di cultivar differenti. Le composizioni non sono mai identiche e vengono utilizzate porzioni diverse della pianta: per i broccoletti di rape le cime floreali verdi, per i friarielli napoletani le foglie.
Un bambino di 4 anni risulta intollerante a tutti i tipi di latte ma non a quello di capra. Dopo aver assunto latte di capra ha avuto scariche di diarrea importanti. Perché?
Se il latte di capra, che viene considerato uno dei migliori in assoluto, provoca questo effetto, bisogna considerare che la diarrea può essere interpretata come un fenomeno di scarica e non necessariamente come un fenomeno patologico.
Ad ogni modo è sempre necessario rivolgersi al proprio pediatra.
Il bambino potrebbe essere particolarmente allergico ad alcune proteine del latte di capra, e questo non può risultare da un test di intolleranza nutrizionale.
Spesso siamo abituati a considerare ogni fenomeno fuori norma del corpo come una patologia; in alcuni casi, invece, la diarrea può essere una forma di scarica che il corpo utilizza per eliminare tossine intestinali, parassiti o una condizione di disbiosi intestinale.
Inoltre, il colon è collegato alla pelle e, nel caso descritto, il bambino presenta anche problemi dermatologici. Questo può indicare una serie di tossine interne dovute alla cattiva alimentazione precedente o all’abuso di farmaci.
Thema, pannelli e approfondimenti tecnici
Come interpretare le tabelle della sezione “Tagli di carne”?
Questo pannello aiuta a identificare il taglio di carne più adatto e meno intollerante.
Occorre considerare la carne grassa, magra o semi-magra non intollerante nella lista degli alimenti suddivisi in categorie.
Una volta individuata la categoria compatibile, si può scegliere il taglio che si preferisce mangiare tenendo conto anche dell’indice di intolleranza: la percentuale più bassa è quella più compatibile.
Nella tabella dei tagli di carne, quindi, si consiglia di scegliere tra i tagli compatibili quelli con l’indice più basso.
Ho effettuato un Thema 02 e un Thema 03. Il campione dei capelli è lo stesso, ma i valori dei minerali sono diversi. Come è possibile?
Il Thema 02 e il Thema 03 considerano i minerali sotto due aspetti funzionali diversi.
- Il Thema 02 verifica l’aspetto funzionale endocrino dei minerali, orientato al riequilibrio generale delle diatesi e alla disintossicazione dai metalli.
- Il Thema 03 M&S verifica l’aspetto dei minerali in funzione delle performance mentali e cognitive.
- Il Thema 03 Fitness verifica l’aspetto dei minerali in funzione delle performance sportive.
Ad esempio, se fosse stato richiesto anche il Thema 08, che include vitamine e minerali, i risultati sarebbero stati diversi da quelli del Thema 02 e del Thema 03, perché quel test verifica tali elementi in relazione alla funzionalità AntiAge, cioè al ruolo che i minerali esercitano nel supporto contro i radicali liberi e le varie ossidazioni.
I BioMetaTest® sono test funzionali e non quantitativi: offrono quindi indicazioni su come un elemento stia funzionando in un determinato distretto anatomico o in specifici processi.
La vitamina D, ad esempio, può avere una funzione dell’80% per la salute delle ossa, del 30% per il sistema immunitario, del 56% come funzione antinfiammatoria, ecc.
Ogni BioMetaTest® può rilevare una percentuale di funzione differente per lo stesso elemento, a seconda del distretto analizzato.
Questo è diverso da un’analisi ematica di tipo quantitativo, che fornisce un solo valore della vitamina D nel sangue, senza indicare come questa quantità si distribuisca nei vari distretti funzionali.
Per una panoramica dei test disponibili puoi consultare la pagina dedicata ai BioMetaTest Daphne Lab.
Ho notato che, per il Pannello rimedi omeopatici S8, la Calcarea Phosphorica risulta in verde, cioè nella norma, mentre nel Pannello dei Sali di Schüssler S9 il Calcium Phosphoricum, quasi identico, risulta in nero, cioè non equilibrato. Come si spiega?
In generale, ciascuno dei test o pannelli Daphne Lab analizza un elemento esclusivamente in relazione alla funzione specifica del test.
Per questo motivo è normale che lo stesso elemento possa presentare valori diversi in test o pannelli differenti.
Nel caso specifico, gli elementi citati fanno riferimento alla stessa sostanza di base, cioè il fosfato di calcio, ma vengono utilizzati in due contesti terapeutici differenti e spesso anche in diluizioni diverse.
- Calcarea phosphorica in omeopatia classica: questo rimedio viene scelto secondo il principio omeopatico del “simile cura il simile” ed è spesso prescritto individualmente, in base al quadro complessivo del paziente. L’uso è guidato dalla materia medica omeopatica e può prevedere una vasta gamma di potenze, non solo basse. Il contesto teorico è quello dell’omeopatia classica, con evidenze cliniche considerate limitate dalle valutazioni scientifiche istituzionali, come il NCCIH.
- Calcium phosphoricum nei Sali di Schüssler, Sale n. 2: questo elemento proviene dalla tradizione dei tissue salts di Wilhelm Schüssler, che mira a riequilibrare le carenze minerali cellulari. Viene generalmente utilizzato a bassa diluizione, spesso D6, seguendo un approccio più “biochimico-regolativo” rispetto al principio omeopatico del “simile cura il simile”. Questa pratica rientra nell’ambito delle medicine complementari.
Le differenze pratiche più evidenti sono queste:
- In farmacia e nell’uso comune, il Sale n. 2 di Schüssler è quasi sempre Calcium phosphoricum D6 in compresse da sciogliere in bocca.
- La Calcarea phosphorica omeopatica è disponibile in molte potenze, ad esempio 5CH, 7CH, 9CH, 30CH, 200CH, in granuli o gocce, e la scelta della potenza segue la logica omeopatica Hahnemanniana.
In parole semplici:
- Sali di Schüssler: stesso sale, bassa dose omeopatica standardizzata, usata con l’intento di “nutrire/regolare” il tessuto.
- Omeopatia classica: stesso sale, ma applicato secondo il principio del similare e scelto in base al profilo complessivo del paziente per quadri sintomatologici più complessi.
Nel caso indicato, il Calcium Phosphoricum risulta critico per quanto riguarda la funzionalità nei Sali di Schüssler, mentre la Calcarea Phosphorica mostra valori adeguati nel pannello dei rimedi omeopatici.
Contatti, Daphne Point, costi e pagamenti
Come posso mettermi in contatto con qualcuno della Daphne Lab?
È possibile mettersi in contatto con Daphne Lab telefonando, scrivendo una lettera, inviando una e-mail oppure rivolgendosi ai Daphne Point presenti sul territorio nazionale ed europeo.
Per informazioni puoi utilizzare anche la pagina contatti.
Nella mia zona non ci sono Daphne Point: come posso fare il test?
Se nella tua zona non sono presenti Daphne Point, puoi metterti direttamente in contatto con Daphne Lab e richiedere il test direttamente all’azienda.
Daphne Lab può eseguire gli elaborati in diverse lingue e in tutte le parti del mondo.
È possibile ottenere uno sconto per un gruppo di persone?
Sì, è possibile. Per accordi commerciali o richieste di gruppo è necessario inviare una e-mail, telefonare agli uffici operativi delle sedi logistiche Daphne Lab oppure rivolgersi ai propri Daphne Point sul territorio nazionale o europeo.
Perché non c’è il prezzo dei BioMetaTest sul sito?
Il prezzo dei BioMetaTest® può variare da Daphne Point a Daphne Point.
In una condizione di libero mercato, Daphne Lab non può fissare un prezzo unico. Ad ogni modo, il prezzo può variare di poco tra i diversi Daphne Point.
Nella sezione del sito dedicata ai Daphne Point sono presenti tutti i riferimenti utili per richiedere informazioni specifiche.
Sono disponibili sconti famiglia?
Presso alcuni Daphne Point e in alcuni periodi è possibile usufruire di sconti famiglia.
Per maggiori informazioni è consigliabile rivolgersi al Daphne Point più vicino.
Ci sono promozioni in questo periodo?
Per conoscere eventuali promozioni attive è consigliabile informarsi presso il Daphne Point più vicino.
In alcuni periodi possono essere disponibili sconti se si richiede più di un test.
Come faccio a pagare?
Il pagamento può essere effettuato presso il Daphne Point in contanti oppure con bancomat o carta di credito, se disponibili.
Se invece ci si rivolge direttamente a Daphne Lab, il pagamento può avvenire tramite bollettino di conto corrente postale o bonifico bancario. Le coordinate devono essere richieste direttamente a Daphne Lab o consultate attraverso il sito.
Per il pagamento tramite PayPal può essere prevista una commissione aggiuntiva.
Controlli successivi e ripetizione del test
Per raggiungere i miei obiettivi devo ripetere il test?
Le Biointolleranze non sono stabili nel tempo: possono cambiare soprattutto se ci si astiene da determinati alimenti per 60 giorni o se si segue un programma di depurazione.
Secondo studi statistici, ripetere il test può essere importante. Le persone che hanno ripetuto il test dopo 60 giorni, poi dopo 90 e infine dopo 120 giorni, sono quelle che hanno ritrovato benessere e salute in modo più veloce, mantenendo più stabili gli obiettivi di benessere.
È consigliabile ripetere i test per controllo?
Al raggiungimento dell’obiettivo desiderato, il test di controllo dovrebbe essere effettuato di norma dopo circa 60 o 90 giorni, a seconda del piano terapeutico scelto inizialmente.
Successivamente, può essere utile eseguire un controllo dopo sei mesi e poi ulteriori test di controllo una volta l’anno.
Dopo diversi mesi come posso rientrare nella mia normale alimentazione attraverso il programma di svezzamento?
Per il rientro degli alimenti intolleranti, dopo almeno 60 o 90 giorni di astinenza, si procede introducendo il cibo che, tra quelli intolleranti, risulta il meno intollerante in assoluto.
In questo modo si può introdurre gradualmente, una volta a settimana, un alimento meno intollerante tra quelli intolleranti, per ogni gruppo.
È consigliabile tenere sempre un diario delle eventuali sintomatologie che i cibi possono scatenare, così da osservare ogni fenomeno di introduzione programmata degli alimenti durante le settimane.
È sempre opportuno rivolgersi a personale esperto e autorizzato.
Cosa mi posso aspettare ripetendo il BioMetaTest?
Nel contesto dei test bioenergetici eseguiti tramite spettrofotometria funzionale, la ripetizione del BioMetaTest® a distanza di circa tre mesi rappresenta un momento importante per valutare l’evoluzione dello stato bioenergetico del soggetto in risposta a un intervento terapeutico naturopatico.
L’osservazione dei cambiamenti nella configurazione spettrale o nei parametri bioenergetici consente di classificare l’esito del follow-up in tre scenari principali: miglioramento, stabilità o peggioramento.
Ogni scenario ha un significato clinico e funzionale differente e deve essere interpretato con attenzione, considerando anche il quadro sintomatico, le strategie adottate e la risposta globale dell’organismo.
1. Scenario di miglioramento
Se, alla seconda rilevazione, il test evidenzia una configurazione migliorata, cioè una riduzione delle disarmonie precedentemente rilevate o un riequilibrio nella distribuzione dei valori spettrali legati a determinati organi, sistemi o frequenze, questo risultato può suggerire che:
- la strategia terapeutica adottata ha avuto un impatto funzionale positivo;
- il soggetto ha risposto in modo adattivo e favorevole alla terapia proposta, ad esempio fitoterapica, alimentare, integrativa o psicoemozionale;
- esiste coerenza tra il sintomo soggettivo riferito, come la riduzione del disagio, e il segno bioenergetico oggettivato, cioè una migliore armonizzazione nel pannello.
Questo esito rafforza la validità del protocollo adottato e può indicare la possibilità di ridurre, modulare o terminare la fase terapeutica attiva, oppure di passare a una fase successiva di mantenimento o consolidamento.
2. Scenario di stabilità
Quando la configurazione bioenergetica risulta immutata rispetto alla misurazione precedente, le interpretazioni possibili sono diverse e richiedono un certo grado di discernimento.
- Il soggetto non ha peggiorato: in alcuni casi questo può già essere un dato positivo, soprattutto in condizioni croniche o degenerative. Questa analisi va letta positivamente e tenuta in grande considerazione.
- Il sistema può aver mantenuto una rigidità adattativa: non ha ancora integrato il cambiamento energetico oppure si trova in una fase di stallo o compensazione.
Questa rigidità può indicare la necessità di agire su un sistema più rigido o su una biotipologia particolarmente resistente. In questo caso le cause possibili possono essere diverse:
- la terapia non è stata sufficientemente intensa o mirata;
- il soggetto non ha seguito correttamente il protocollo;
- sono presenti fattori interferenti, ambientali, psicologici, nutrizionali o farmacologici, che bloccano la risposta;
- potrebbe essersi verificato un errore nella terapia o nel test, ricordando che il test, anche se in piccole percentuali, può avere sempre un margine di incertezza su un singolo elemento, mentre su un network di interi fattori, come nei pannelli, la cosa è più difficile.
In chiave energetica, questa staticità può riflettere una resistenza al cambiamento, un carico tossinico ancora in atto o la necessità di rimodulare la strategia terapeutica con nuovi strumenti.
In questi casi può essere utile indagare più a fondo: rivedere il diario clinico del soggetto, valutare eventuali eventi stressanti, interruzioni del trattamento, comorbidità emergenti, familiarità e integrare, se necessario, con altre analisi esplorative.
Potrebbe inoltre essere opportuno modificare il setting terapeutico oppure ampliare l’inquadramento diagnostico, la metodologia e l’approccio.
3. Scenario di peggioramento
Una configurazione peggiorata del test dopo mesi di trattamento indica un’evoluzione sfavorevole dal punto di vista bioenergetico. Questa situazione può derivare da diversi fattori.
- La terapia può non essere efficace o non essere adatta alla costituzione del soggetto, quindi può esserci un mismatch terapeutico.
- Può esserci un peggioramento reale della condizione interna, spesso confermato da un’acutizzazione dei sintomi o dalla comparsa di nuovi disturbi.
- Può esserci un esaurimento delle riserve energetiche o una disregolazione del terreno, che potrebbe indicare che il corpo è entrato in una fase di crisi eliminativa o di scompenso.
- Possono verificarsi effetti paradossi o fenomeni di disreattività: in alcuni soggetti sensibili possono comparire reazioni opposte agli stimoli terapeutici, come effetto rebound o mobilitazione tossinica non sostenuta.
Questo fenomeno è frequente, ad esempio, nel mineralogramma: quando si tenta di eliminare tossine o metalli, nei primi mesi possono comparire effetti peggiorativi perché gli emuntori, per eliminare tossine e metalli, li rimettono in circolo in modo più esteso.
In chiave psicosomatica, può emergere anche una resistenza inconscia alla guarigione, con opposizione e sintomi di peggioramento. Non si può inoltre escludere l’esposizione a nuove fonti di disarmonia, come ambienti, relazioni o nuove abitudini alimentari.
L’interpretazione dell’evoluzione di un test bioenergetico in spettrofotometria, se guidata da un approccio naturopatico integrato, non si limita alla lettura lineare del dato.
La configurazione va considerata come una rappresentazione dinamica del terreno vitale del soggetto, in costante dialogo con le strategie terapeutiche e con le variabili della vita quotidiana.
Il follow-up diventa quindi uno strumento non solo di verifica, ma anche di rivalutazione terapeutica, conferma o svolta, contribuendo a costruire un processo di cura flessibile, personalizzato e fondato su una lettura profonda del linguaggio energetico dell’individuo.
Confronto tra stabilità e peggioramento
Tra i due scenari peggiorativi, cioè stabilità e peggioramento, Daphne Lab considera la stabilità, intesa come ristagno o rigidità, un fattore più complesso rispetto a un vero peggioramento.
Nel peggioramento, infatti, il biotipo reagisce in qualche modo e mostra una risposta: questo può permettere di cambiare strategia terapeutica. Nella stabilità, invece, può essere più difficile elaborare nuove strategie per smuovere la biotipologia del terreno.
In ogni caso, non ci si può aspettare che tutti i pannelli siano sempre concordi verso il miglioramento. Alcuni piani potranno risultare migliorativi, altri peggiorativi: questo è abbastanza normale.
È quindi opportuno concentrarsi sul miglioramento complessivo e, se necessario, sulle strategie da modificare, ma sempre con delicatezza, nel lungo periodo e senza dare troppa fretta al sistema biotipico del soggetto.

