Celiachia

Cos’è?

La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, ad una miscela di proteine presenti in cereali quali avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale.

In Italia rientra nella categoria delle “malattie sociali”, in quanto è molto diffusa a livello della popolazione, ovvero una persona ogni 100/150 la manifesta.

Secondo i dati statistici la razza caucasica ha una maggiore predisposizione alla malattia, rispetto alla razza asiatica o africana, per un maggiore consumo di cereali con glutine.

Tipologie

La celiachia è classificata in tre forme, ovvero celiachia latente, silente e sintomatica.

Nella celiachia latente, i pazienti presentano anticorpi anti-transglutaminasi, antigliadina e anti-endomiso, ma hanno la mucosa intestinale completamente integra, con villi intestinali fisiologici e non atrofizzati, con assenza totale di sintomi gastrointestinali. Ma se non diagnosticata in tempo e senza curare la propria alimentazione, nel tempo può comportare un danno a livello della mucosa intestinale.

Nella celiachia silente invece, i pazienti sono positivi agli anticorpi specifici della malattia celiachia, non hanno alcuna presenza di sintomi gastrointestinali, ma in seguito ad una biopsia intestinale, presentano lieve infiammazione e atrofia dei villi intestinali, lievi e non paragonabile alla celiachia sintomatica.

Invece nel caso della celiachia sintomatica abbiamo presenza di anticorpi anti-transglutaminasi, antigliadina e anti-endomisio, con mucosa intestinale infiammata e villi completamente atrofizzati.

Cause

Le cause d’insorgenza della celiachia sono soprattutto genetiche, questo vuol dire che i pazienti celiaci sono portatori di varianti alleliche predisponenti la malattia, il 90% di essi presenta aplotipo DQ2, identificabile con i geni DQA1*0501 e DQB1*0201, mentre il restante 10% presenta aplotipo DQ8 identificabile con i geni DQA1*0501 e DQB1*0202.

I seguenti geni citati, codificano per delle proteine del complesso HLA, ovvero proteine espresse sulla superficie di particolari cellule del sistema immunitario, note come cellule presentanti l’antigene o APC. La funzione specifica delle APC è quella di legare un antigene estraneo sulla loro superficie e di presentarlo alle cellule T del sistema immunitario, le quali innescheranno la risposta immunitaria e infiammatoria, come difesa all’antigene estraneo.

Nella celiachia, i pazienti con aplotipo DQ2 o DQ8, presentano cellule APC che hanno una maggiore affinità di legame, per una frazione proteica del glutine, nota come gliadina. In questo modo legandola, la presentano alle cellule T del sistema immunitario della mucosa intestinale, innescando la risposta infiammatoria e cronica a suo carico.

In verità, in seguito a tale presentazione della gliadina da parte delle APC, i linfociti la riconosceranno come “estranea”, iniziando a secernere tutta una serie di citochine infiammatorie quali IL-6, IL-8 e TNFα, principali responsabili del danno a carico della mucosa intestinale.

Sintomi

L’organo bersaglio della celiachia è l’intestino, quindi i principali sintomi, sono soprattutto gastrointestinali e prevedono:

  1. Gonfiore e dolore addominale;
  2. Disbiosi;
  3. Irritabilità;
  4. Diarrea;
  5. Vomito;
  6. Nausea;
  7. Costipazione;
  8. Sangue nelle feci;
  9. Feci maleodoranti;
  10. Dimagrimento;
  11. Pallore;
  12. Astenia;
  13. Emicrania;
  14. Debolezza fisica;
  15. Anemia;
  16. Transaminasi alte;
  17. Affaticamento;
  18. Dolore ossa e articolazioni;
  19. Artrite;
  20. Assenza di mestruazioni nelle donne;
  21. Ipotiroidismo;
  22. Sterilità;
  23. Dermatite erpetiforme;
  24. Stomatite aftosa;

Però riguardo i bambini i sintomi sono molto eterogenei e delicati infatti, sono molto più eclatanti sintomi gastrointestinali come diarrea alternata a stipsi, crampi addominali, dissenteria, disidratazione, marcata distensione addominale, diselettrolitemia, ipotensione e letargia. Ma non solo, sono presenti anche, forti sintomi extra-intestinali come calo ponderale, ritardo puberale, alopecia, stomatite, afte buccali, disidratazione cronica, difetti dello smalto dentario, disturbi neurologici come rallentamento dell’apprendimento, dislessia, disortografia, emicrania, epilessia, deficit di attenzione, osteomielite, ovvero fragilità e infiammazione delle ossa.

Diagnosi

Una diagnosi visiva della celiachia è difficile da effettuare, in quanto i suoi sintomi sono simili a quelli di altre patologie, come colon irritabile, anemia sideropenica, infiammazione intestinale, diverticolite, sindrome da stanchezza cronica.

Per questo in presenza di più sintomi descritti precedentemente, al fine di avere diagnosi certa della celiachia, è opportuno effettuare indagini cliniche più specifiche e mirate.

Le principali analisi cliniche prescritte per diagnosticare una celiachia sono le seguenti:

  1. Analisi del sangue per la ricerca di anticorpi anti-endomisio, antigliadina e anti-transglutaminasi;
  2. Biopsia intestinale, per analizzare il grado di infiammazione a carico della mucosa intestinale;
  3. Screening genetico, per valutare la presenza delle varianti alleliche predisponenti la celiachia;

Terapie

Ad oggi l’unica terapia presente come cura della celiachia e’ la dieta.

Però sicuramente il campo scientifico mira al raggiungimento di obiettivi terapeutici più mirati, per la cura della seguente condizione patologica. Infatti, negli anni l’obiettivo degli studi di ricerca, è anche quello di trovare un vaccino, che possa creare “tolleranza” al glutine nei pazienti celiaci.

Gli studi sulla sperimentazione del vaccino per la celiachia sono stati realizzati dal dottor Robert Anderson, della Biotech Company a Boston. Si tratta di un farmaco immunostimolante, disegnato con lo scopo di rendere i linfociti T, tolleranti al glutine, attraverso uno stato di inattività cellulare.

Il vaccino ha il nome scientifico di Nexvax2, composto da tre grossi peptidi di natura sintetica, che racchiudono cinque dei frammenti del glutine, responsabili dell’attivazione dei linfociti T.

Questi tre peptidi sono stati uniti tra loro, in modo tale da creare un “combopeptide” che disciolto in una soluzione fisiologica, è iniettato per via sottocutanea. Il vaccino in questione è stato testato, su topi geneticamente predisposti alla celiachia ed in seguito a somministrazione, per via sottocutanea, ha ridotto il grado di infiammazione a livello della mucosa intestinale. La riduzione dell’infiammazione, a carico della mucosa intestinale, è dovuta al fatto che, il vaccino somministrato per via sottocutanea, stimola le cellule T del sistema immunitario, residenti a livello della mucosa intestinale, a secernere IL-10, ovvero una citochina antinfiammatoria.

In seguito ai risultati positivi sui topi, il vaccino è stato testato su un gruppo di pazienti celiaci, in Australia, dando anche per l’uomo risultavi molto positivi, sia in termini di tossicità che azione antinfiammatoria.

Il punto è che una terapia, può essere considerata efficiente, solamente se riesce a curare la maggior parte dei pazienti affetti da celiachia, consentendo la totale reintroduzione del glutine, senza alcun effetto collaterale.

Nel caso della malattia celiaca, il punto è capire, se i 3 peptidi, utilizzati per la progettazione del vaccino, siano immunostimolanti per tutti i pazienti celiaci, oppure possono variare e dipendere dal diverso background genetico o ambientale, tipo il consumo di diverse varietà di grano e cereali tossici, o dall’età in cui è diagnosticata l’intolleranza, adulta o pediatrica.

Possiamo concludere dicendo che, noi oggi non abbiamo conferma certa della validità del vaccino per la celiachia, la buona speranza è data dal fatto che in passato vaccini composti da “combopeptidi”, già sono stati realizzati per altre forme di allergie quali il pelo del gatto o del cane o agli acari.

Sicuramente questo non garantisce, la validità assoluta del vaccino del glutine, ma può rappresentare un punto d’inizio, verso la scoperta di una terapia definitiva.

Oppure negli ultimi tempi la ricerca mira a trattamenti specifici, con lo scopo di digerire il glutine durante la lievitazione, mediante un processo enzimatico, rendendo in questo modo le farine innocue.

I seguenti studi dimostrano che il trattamento degli impasti durante la lievitazione, con lattobacilli, dotati di particolari enzimi proteolitici, possa ridurre la concentrazione di glutine al di sotto di 10 parti per milione, ovvero la soglia scatenante la risposta immunitaria-infiammatoria. Nel seguente studio, 13 soggetti celiaci sono stati monitorati per 60 giorni, con 200 grammi di frumento trattato durante la lievitazione con i lattobacilli, al termine del seguente periodo, i pazienti campioni, non hanno presentato variazioni degli anticorpi specifici per la celiaca nel sangue o aggravamenti a carico della mucosa.

Ulteriori studi invece hanno dimostrato che il trattamento del glutine con una trans-glutaminasi batterica di Streptoverticillium, ne riduce l’immunotossicità. In quanto il glutine trattato con il seguente enzima non è riconosciuto dal sistema immunitario, riducendo in questo modo la risposta infiammatoria a carico della mucosa intestinale.

Non solo, ma il glutine trattato con la transglutaminasi non crea alterazioni o complicanze digestive per l’uomo, sembrerebbe nel tempo ridurre la risposta immunitaria e infiammatoria al glutine in seguito a riesposizione ed infine a livello renale i prodotti trattati con transglutaminasi, sono metabolizzati ed eliminati senza alcun problema.

Dieta

Come detto precedentemente, l’unica terapia presente come cura della celiachia, è l’eliminazione permanente del glutine dalla dieta. Se così possiamo dire, l’aspetto positivo di questa patologia, è che una volta escluso il glutine dalla dieta, la mucosa intestinale riesce a rigenerarsi e ad eliminare lo stato di infiammazione cronica, ed in questo modo il paziente non manifesterà alcun sintomo specifico.

Inoltre, la dieta di un paziente celiaco, deve essere perfettamente studiata e mirata, con l’integrazione solamente di cereali notificati dal ministero della salute, alternati ad ulteriori forme di cereali, naturalmente privi di glutine, quali riso in chicchi, mais in chicchi, grano saraceno, amaranto, manioca, miglio, quinoa, sorgo e teff.

Oltre a tutta una serie di norme comportamentali da seguire e rispettare con estrema attenzione:

  1. Lavare accuratamente le mani ogni qual volta che si toccano cibi che presentano glutine;
  2. Riservare un ambiente a parte per la preparazione dei “piatti celiaci”, in modo da evitare tutti i tipi di contaminazioni;
  3. Le attrezzature da cucina (come padelle, griglie, friggitrici…), gli utensili (come mestoli, apriscatole, scolapasta…) devono essere lavate con attenzione, se sono state a contatto con glutine, oppure devono essere utilizzate in modo esclusivo.